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2015 Hiroshima

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1945 - 2015


Gorizia, Italia, 2015 08 06

La bomba atomica in relazione a Gorizia (Italia)
Don Alberto De Nadai, garante dei diritti dei detenuti, del CARA e del CIE di Gradisca d’Isonzo.

Un anniversario è soltanto un momento di transito per darci l’opportunità di un messaggio molto profondo. Un messaggio di Pace.
La parola Pace è veramente usata in senso corretto?
Siam pronti a dire non alla guerra e no agli esperimenti nucleari?
Ma per le discriminazioni quali sono le nostre scelte?
Da sottolineare che fino che esiste la discriminazione non possiamo aspettarci la Pace. La Pace nasce quando ognuno è in grado di condividere il dolore dell’altro. A proposito dell’altro: quali parole usiamo per indicare quelle persone che dormono qui nel parco della Rimembranza, e queste sera sono qui tra noi?
Clandestino, rifugiato, immigrato, richiedente asilo oppure straniero, ospite, terrorista, l’altro, barbaro, nemico?
Molte parole antitetiche alla Pace e possono venire alimentate solo dalla Relazione, da quel legame che unisce un cuore ad un altro.
È un errore affermare che lo scoppio della bomba atomica ha messo fine alla Guerra. I bombardamenti atomici rappresentano l’inizio della Guerra Fredda. Pensiamo al nostro "Confine": noi di qua loro di là.
Il "lasciapassare – prepustnica" era la testimonianza che tra l’Italia e la Jugoslavia non c’era la Pace.
La struttura del mondo sta cambiando drammaticamente. Tra le altre cose è da rimarcare l’avanzamento economico dell’Asia. I cinesi ci sono anche a Gorizia e nessuno dice loro di "andate via". In questo momento di rinascita dell’Asia siamo ad un punto di svolta nella storia, e con la caduta dei confini ci troviamo faccia a caccia con la necessità di partecipare ad una società internazionale. Dobbiamo tenerci in contatto con le popolazioni asiatiche nutrire una stretta relazione di Pace con loro, con la loro storia, con la loro cultura, cercando la via della convivenza e dell’amicizia. Il boom economico ha trasformato anche la nostra cultura. I libri di storia già parlano della caduta del muro di Berlino e di quel muro tragico che divide Israele dai territori palestinesi.
Ci sono altri muri nelle città, in Italia e in Europa, muri visibili e muri invisibili. Li vediamo questi immigrati camminare a gruppi nelle strade di Gorizia. Loro vengono dea una non-città, un immenso non-luogo che non ha nulla della pretesa neutralità commerciale, di chi ha fondato la nozione di commercio per coprire una pluralità di spazi vaghi, dai bancomat, ai distributori automatici di merce. Ci sono non-luoghi in cui centinaia di persone abitano, sognano, si svegliano, cercano con più disperazione di altri qualche ragione per vivere. Sembra riprendere con forza inaudita il dogma della paura come cemento del mondo. La storia torna ad essere vista sotto il segno del dominio del forte e della rassegnazione silenziosa del debole. Si ricordano i 100 anni della prima guerra mondiale. La canzone del Piave dice:" … muti passaron il quella notte i fanti, tacere bisognava andare a vanti… e il lieve tripudiar de l’onde … il Piave mormorò: "non passa lo straniero".
Non così il nostro Isonzo – fiume di Pace – cantato del poeta Celso Macor, che accoglie lunghe le sue sponde questi emigrati. I tanti giovani pakistani, afgani passano muti e silenziosi per le vie della nostra città. Non gridano non fanno confusione, non fanno violenza. Nel passare sentono da come li guardiamo il grido" non passa lo straniero". Al debole si offre assistenza al posto del diritto all’accoglienza e alla partecipazione e al leader di turno il plauso. La nube tossica della paura ci avvolge in una sola preoccupazione; paura che sempre più si organizza e modifica persino la psicologia collettiva. La preoccupazione è che non ci sia tolto quello che abbiamo: "vengono a portarci via la casa, il lavoro, la speranza". Ma il clima della nube tossica non ci fa sperare più in niente. E noi portiamo via la loro dignità; il camion delle "scovaze" ha portato via persino la loro identità di persone. È importante conoscere la verità di questo atteggiamento, perché il conoscere è un diritto dell’uomo. Camminiamo avvolti nella nube tossica dell’individualità e dell’indifferenza.
"sono forese io il custode di mio fratello?... ricordati che eri straniero" così dice la Bibbia. La casa della Pace (il Mondo) per essere solida deve basarsi sulla cosciente consapevolezza di essere cittadini del Mondo. Hiroshima non è una leggenda: né una storia del passato. È una città che ci interroga con i suoi messaggi come Auschwitz, come Bagdad. Prima di tutto bisogna conoscere i fatti con i loro perché. Ignorare il passato è un insulto agli esseri umani. Le persone si capiscono meglio tra loro se parlano faccia a faccia.


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